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LIBRO VIA CRUYLLAS

 

Il trionfo di San Filippo che scaccia i demoni

Gisella Lo Castro

San Filippo, unitamente a San Giorgio patrono di Calatabiano, nacque nel 40 d.C. in Siria. All’età di venti anni fu consacrato diacono e ricevette il compito di evangelizzare varie zone dell’Asia Minore. A conclusione del suo viaggio si recò a Roma dove San Pietro lo consacrò sacerdote dandogli la facoltà di liberare le anime indemoniate. La sua missione di evangelizzazione lo portò in Sicilia. A Calatabiano convertì gli abitanti al Cristianesimo e liberò molti di loro dal demonio.

La venerazione nei confronti di San Filippo ha fatto nascere diversi aneddoti, uno dei quali riguarda l’origine del colore nero della sua pelle. La leggenda vuole San Filippo scontrarsi con Satana. Il Santo si libera facilmente delle catene con le quali questi lo ha legato per provarlo nella sua fede in Dio. A sua volta il demonio, legato con un filo della barba del Santo, incapace di spezzarlo e liberarsi, è  scaraventato in fondo ad un pozzo. “Quando verrà il tempo della mia liberazione?” – invoca Satana. “Mai!” – risponde il Santo.  Ma Satana capisce maggio, anziché mai, ed  invoca da allora che quel mese arrivi in fretta, mese che invece ogni anno segna il trionfo del Santo. San Filippo, scaraventato il demonio nel pozzo, rincorre infine i demoni fin giù all’inferno da dove torna nero di fuliggine.
Il culto del Santo risale all’VIII secolo. Un primo simulacro fu costruito intorno al 1500 ma venne distrutto nel 1544 a causa di una sanguinosa scorreria di pirati saraceni. Fu Ferdinando Gravina a far realizzare una nuova statua di San Filippo. Posta nella Chiesa del Santissimo Crocifisso, da lì ogni anno si muove per dar vita a calata, come a rievocare la cacciata dei demoni all’inferno ad opera del Santo esorcista.

A calata. Il rito risale al 1766. Sin dai primi del mese di maggio, colpi sparati a cannone indicano l’avvicinarsi della festa che dura tre giorni. Il venerdì mattina è allestita la cosiddetta “fera di San Fulippo” dove si può acquistare un po’ di tutto, dagli animali al vestiario.Il sabato pomeriggio antecedente la terza domenica di maggio il paese inizia a riempirsi di forestieri tutti diretti al Monte Castello dove in attesa, iniziano a prendere posto sui fianchi del monte opposto di fronte al sentiero che porta alla Chiesa di San Filippo. Alle 17.30 dal castello si muove il corteo storico, composto da nobili e cortigiani, militari in armi, musici e popolani che percorrerà la vecchia strada del borgo medievale. Sono le 19, tutto è pronto. I fedeli iniziano a gridare “Viva San Filippo”. Il pesante fercolo attende – sulla soglia della Chiesa del Santissimo Crocifisso , sorretto a spalla da una sessantina di fedeli – i tre colpi di mortaio che segnano il via ad una folle ed insolita discesa che ha come punto d'arrivo la Chiesa Madre Santissima Annunziata. Tutti si alzano e guardano verso la chiesa. L’irregolare tragitto, caratterizzato dalle rocciose scale e dal ripido pendio, rende la visione ancora più spettacolare. Tra lo stupore di moltissimi fedeli e laici altri colpi sparati a cannone indicano che il Santo è arrivato alla “Prima Croce”, il tutto in sei minuti circa. Qui ad accogliere San Filippo è il corpo bandistico con i fedeli. Il Santo riparte, ma questa volta a passo lento, dai balconi cadono petali di rose, i fedeli si affrettano ad andargli dietro per accompagnarlo alla Chiesa Madre dove prende posto sull’altare maggiore. Il giorno seguente, dopo la messa solenne del pomeriggio, il Santo viene portato in processione per tutte le vie del paese per poi rientrare in chiesa in tarda serata. A chiudere la festa i fuochi d’artificio di mezzanotte.

A chianata. Ha luogo la quarta domenica di maggio. Il Santo è riportato nella sua dimora, la Chiesa del Santissimo Crocifisso, fra l'ammirazione, l'incoraggiamento e gli applausi di tutti i cittadini.  Durante la salita è tradizione mettersi dietro la vara quasi a formare un cordone, ognuno cerca di dare il proprio aiuto spingendo il compagno avanti, uomini, donne, bambini. Sicuramente meno spettacolare rispetto alla discesa, ma ugualmente emozionante. Il fercolo da portare a spalla pesa oltre una tonnellata, lo sforzo non è indifferente. Il pubblico resta col fiato sospeso fino a quando non viene superata la cosiddetta curva pericolosa, qui la vara sembra arrestarsi, gli spettatori iniziano ad incitare, applaudire, si uniscono al cordone e spingono anche loro, ancora una volta San Filippo supera la curva a gomito e riparte. 

Testi | texts

Associazione Culturale Promo Loco
Via Cruyllas Calatabiano.

 
 
 
Traduzione |  translates
Virginia Vaccaro
 
 
 
Traduzione |  translates
Mario Fillioley
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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