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LIBRO VIA CRUYLLAS

non di riscossione si tratta

Sebastiano Di Guardo

salvatore ferrara con questo lavoro vuole ingannare. vuole far credere ciò che non è: una mano bambina che riempie una mano adulta e ne guida e trascina i passi verso lo stupore di uno sguardo alla scoperta della potenza di un percorso, vivo. la mano adulta la nostra, quella bambina la sua. comincia il viaggio dell’inganno: inizio. il castello è lento, negato alla sua storia, sempre troppo vicino o troppo lontano, vuoto e breve, utile a farci guardare intorno alla ricerca di qualcosa, a farci venire la voglia di piegarci sulle ginocchia, portare una mano alla guancia e sorridere. poi finalmente accade quello che attendevamo, la corsa, il pericolo, la velocità, l’emozione finalmente. tutto è inoltre andata e ritorno, discesa e risalita, teso balletto prima della meritata calma di un orizzonte. fine. le immagini sono emersioni spontanee di bambino: istantanee impresse nella pellicola del ricordo che hanno poi avuto un compimento meccanico e chimico posticipato nel tempo, la riscossione di una memoria. Via Cruyllas, letto in questo modo, inganna. niente è bambino in questo lavoro. le mani sono tutte, tremendamente, adulte e forti. anche quelle che hanno scattato pronte alla fatica che sarà. Esiste infatti un’altra possibilità di lettura: nell’osservazione delle immagini non più come fotografie dentro una narrazione bensì come voglia di stare nella storia, sta infatti la possibilità di rompere l’inganno e scoprire cosa salvatore ferrara ha messo davvero in questo lavoro. non di riscossione si tratta, ma di partecipazione di stile. il bambino esiste, non potrebbe non esistere, ma ha fissato nulla nella pellicola del ricordo. ha semplicemente e potentemente - come solo i bambini sanno fare - compreso: riempiendo la mano adulta del padre non osserva immagini ma vive una storia e ne comprende, inconsciamente, il tratto più importante: la ritualità. una salita ed una discesa che hanno nel loro ripetersi uno stesso tempo ed uno stesso spazio sono una storia da comprendere nell’esercizio del viverla: i riti non si raccontano, i riti si (ri)vivono. è questo che in realtà fa salvatore ferrara in questo lavoro.
Via Cruyllas, per questo motivo, non è un lavoro da considerare nelle sue singole componenti poiché è esclusivamente nel confronto e nei rapporti tra le immagini che si trae il senso del vivere nella storia: non al particolare è delegato il palpitare dell’istante apparentemente bloccato dallo scatto bensì al ricercato stile delle forme di trasmissione del senso. Via Cruyllas vuole vivere nel rito.
comincia il rito: inizio. ciò che sta per essere non ha necessità di stare nella bocca o nella mente prima del dovuto, sarà come è sempre stato poiché ha un tempo ed uno spazio immutati che si ripetono: nulla necessita in più. il castello, per questo motivo, nulla necessita in più. altezza e larghezza sono uguali, dimensioni segnate che segnano lo sguardo. nel respiro che ci sembra del paesaggio troviamo o qualcosa che rompe la posa e ci obbliga a tornare indietro fino all’accettazione della regola o l’insidia della centralità che ci riporta al canone.
il castello è dunque potenza pura che non si esprime nelle sue forme ordinate: lo sguardo di salvatore ferrara - e quindi il nostro - si sovrappone più volte e da diversi punti di vista per rimarcare la giusta dimensione, quella di una storia che, insensibile alle ripetizioni, sta per essere. tutti sanno ciò che sarà: si è osservatori annoiati ognuno di un punto diverso dell’orizzonte, le sorprese non appartengono a questa storia, le braccia sono conserte. aspettare si deve che il tempo e lo spazio si trovino e si riconoscano, non c’è nulla di nuovo o di sconosciuto in questo, possiamo solo chinarci ad ascoltare i suoni di questo incontro. finalmente la ripetizione avviene e perderebbe il proprio fascino se fosse definita e chiara. al contrario è celata e difficile da seguire. il tempo e lo spazio diventano polvere e movimento: i gesti sono sfocati e potenti, nulla può essere più fermato, gli spazi bianchi della pagina giocano con il nostro equilibrio lasciando agli abbracci delle mani sul volto di scaricare la nostra tensione.
non esiste pensiero né calcolo: il dover avvenire dei gesti è il padrone delle fragili articolazioni. riesce a fermarci solamente il riconoscere in due uomini una forma santa di braccia sul legno. la direzione del ritorno è ben marcata, l’altra metà del rito è pronta ad avvenire. gli sguardi non sono più al basso ma al cielo. il pericolo è cambiato: non è la caduta a far paura ma la certezza delle proprie forze. si sostiene l’uomo o non più il legno. l’arrivo è finalmente devozione, le dimensioni padrone diventano nuovamente il tempo e lo spazio. a questo punto, che ciò che doveva essere è stato e che tutte le aperture sono sbarrate, quello che rimane da fare è ribadire la direzione dell’essere di ciò che sarà, uguale e puntuale. proprio come un’onda nel mare calmo che quando sale sai già che cadrà. fine.

Testi | texts

Associazione Culturale Promo Loco
Via Cruyllas Calatabiano.

 
 
 
Traduzione |  translates
Virginia Vaccaro
 
 
 
Traduzione |  translates
Mario Fillioley
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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